{"id":4427,"date":"2014-07-07T20:04:50","date_gmt":"2014-07-07T20:04:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.francejobin.com\/?p=4427"},"modified":"2014-07-07T20:09:43","modified_gmt":"2014-07-07T20:09:43","slug":"review-the-illusion-of-infinitesimal-baskaru-2014-ondarock-it","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francejobin.com\/?p=4427","title":{"rendered":"review \u2013 the illusion of infinitesimal \u2013 (baskaru) 2014 \u2013 ondarock (it)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.francejobin.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/KARU27_1440x1440.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-4276\" title=\"KARU27_1440x1440\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.francejobin.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/KARU27_1440x1440.jpg?resize=300%2C300&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.francejobin.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/KARU27_1440x1440.jpg?w=1440&amp;ssl=1 1440w, https:\/\/i0.wp.com\/www.francejobin.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/KARU27_1440x1440.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.francejobin.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/KARU27_1440x1440.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.francejobin.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/KARU27_1440x1440.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il concetto di infinitesimo \u00e8 forse fra i pi\u00f9 dibattuti nella storia della logica, sia a livello filosofico che strettamente matematico. Quando Leibniz li introdusse come sostanziale traduzione del concetto di monade in ambito logico fu rivoluzione, poi per un secolo vennero accantonati e subordinati ai limiti per mancanza di rigore logico, salvo poi ricomparire nel secolo scorso nell&#8217;ambito dell&#8217;analisi non standard. Cosa c&#8217;entra tutto questo con la musica? Proprio a questa domanda che sorge spontanea vuole rispondere la canadese France Jobin, nota quei pochi gi\u00e0 vicini alla sua longeva opera come I8U.<\/p>\n<p>Il tentativo \u00e8 quello di considerare ciascun singolo suono come fosse una particella, e dunque un infinitesimo di materia a dimensione zero: le tre lunghe digressioni di \u201cThe Illusion Of Infinitesimal\u201d ne studiano l&#8217;interazione, andando in particolare a verificare la natura del presunto movimento rotatorio che lega i suoni stessi.<br \/>\nLa ricerca, in realt\u00e0, non si discosta troppo dalle sperimentazioni degli ultimi allievi di Morton Feldman e<a href=\"http:\/\/www.ondarock.it\/interviste\/tonyconrad.htm\" target=\"_self\">Tony Conrad<\/a>\u00a0(<a href=\"http:\/\/www.ondarock.it\/recensioni\/2009_philniblock.htm\" target=\"_self\">Phill Niblock<\/a>\u00a0in testa), ma a questo Jobin concilia pure il concetto di musica generativa, musica che si autocrea e autoproduce a cui il compositore fissa esclusivamente le coordinate-base, il sentiero da percorrere.<\/p>\n<p>Il risultato di questa mediazione \u00e8 dunque un lavoro di pura contemplazione sonora, che in sostanza va a collocarsi su quel sentiero di minimalismo ambientale da sempre tanto caro a\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ondarock.it\/recensioni\/2012_chartier_recurrence.htm\" target=\"_self\">Richard Chartier<\/a>\u00a0\u2013 non \u00e8 un caso che il precedente lavoro a proprio nome di Jobin sia uscito, due anni fa, proprio per L_NE. \u201c1\/2\u201d lascia estendere dunque un\u00a0<em>drone<\/em>\u00a0docile e liquido fino a raggiungere la massima estensione, e gioca con i livelli di volume sfruttandoli sostanzialmente come lente d&#8217;ingrandimento di un microscopio. Unica forma di intervento, resa quantitativamente dal titolo, sta nel sibilo che cerca ciclicamente di fare da acceleratore per le microparticelle sonore, senza per\u00f2 ottenere altro risultato dal \u201cdisturbare\u201d.<\/p>\n<p>In \u201c0\u201d, pi\u00f9 breve e compatta, la velocit\u00e0 del moto sonoro si riduce ulteriormente complice la totale assenza di azione. I ventitr\u00e9 minuti di pura ambient-drone di \u201c+1\u201d aggiungono finalmente un po&#8217; di sostanza alla forma, ma recuperando anche il legame con la realt\u00e0 che gli scopi sperimentali dei due monologhi precedenti avevano finito col lacerare.<br \/>\nVien da chiedersi dove possa portare questo proliferare di tentativi di lavorare sulla natura logica della musica prescindendo paradossalmente da ci\u00f2 che la distingue da un puro succedersi di suoni: il sentimento. Jobin ci riesce, probabilmente suo malgrado, dando vita a una forma la cui gracilit\u00e0 melodica consente un ascolto suggestivo anche a chi volesse tenersi lontano dalla complessa dimensione concettuale su cui si fonda.<\/p>\n<p>Matteo Meda<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ondarock.it\/recensioni\/2014_francejobin_infinitesimal.htm\">ondarock<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il concetto di infinitesimo \u00e8 forse fra i pi\u00f9 dibattuti nella storia della logica, sia a livello filosofico che strettamente matematico. 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